mercoledì 26 settembre 2012

Foto e video

E' l'ora delle foto e del video di prammatica.
Le prime su Picasa (quelle per Flickr devo ancora sceglierle), l'altro su TuTubi.


Al prossimo viaggio. Lampeggi.

martedì 25 settembre 2012

Quarto e quinto giorno: in rotta verso l'Italia e casina

Mi alzo la mattina dopo una per nulla riposante notte in quel di Amphlion-les-bains, carico la moto e parto. Per dove? Beh, per prima cosa benzina e colazio... ma porca puttana, ho perso l'uscita per andare ai grandi magazzini Coma dove la super te la tirano dietro. Poco importa, alla rotonda successiva torno indietro. Faccio colazione alla caffetteria del supermercato (caffé e croissant 1,65: fanculo a chi chiede 11 euro. Ok, la colazione francese è ben diversa e ricca, ma al Coma costa meno di 5 euro), poi vado a far... ma tu sei... e tu sei... i miei "amici" tedeschiiiiiiiiiii. Qui ci starebbe un immenso, grandissimo, incommensurabile
Saluti, baci, abbracci (ok, scherzo) e poi ognuno per la sua strada. La mia prevede, per iniziare, il giro del Lemano.
Prima tappa Ginevra.
Città bellissima e, purtroppo, immensa: quando hai troppo da vedere e poco tempo per farlo alla fin fine o vedi poco o nulla. Diciamo che mi sono fermato al famoso gioco d'acqua per foto di rito, che ho fatto il lungolago in direzione Losanna alla velocità del calabrone senz'ali e per di più zoppo e poi, via, lungo le sponde di questo fantastico lago, attraversando paesini magnifici come Coppet, o Nyon dove c'è l'UEFA (chissà se Michel era in casa), Morges, Ouchy, Lutry, Vevey, Montreux, Chillon (il castello!) e, per finire, Villeneuve.
Da qui prendo la strada che mena al Gran San Bernardo passando per Martigny. Momento divertente quando, ad Ollon, salgo per il Col de la Croix (che, passando per il Col du Pillon, porta a Gstaad) invece che per la strada giusta. Inversione ad U (dove ho potuto), e via per la strada dei giusti e dei buoni.
Con calma e serenità arrivo al Gran San Bernardo, che mi faccio fino in cima... con il maglioncino in una borsa laterale! Orrore, raccapriccio, me ne frego!, ed arrivo in cima per poi scendere verso il lato italiano.
Momento "mi girano le bolas a velocità ipersonica": ho fatto benzina in una pompa svizzera a Bex dove si deve usare la carta di credito. Metto circa 16 franchi svizzeri di verde e mi arriva un SMS da CartaSI in cui mi si dice che mi hanno appena preso 125 euro.
Appena posso li contatto, devono prendere roba speciale e non dicono niente a nessuno: la voglio provare anche io!
Inizio a scendere, anche cercando un albergo che non mi peli e che non sia troppo lontano.
Verso le 18:30 della sera vedo, lungo la strada, un: ristorante, bar, camere. Non sono troppo convinto ma il mio corpo mi dice che non ce la fa più e mi supplica di fermarmi.
Entro, chiedo se hanno una camera libera, mi sparano 60 euro, poi si accorgono che sono solo e abbassano a 45 per notte e colazione. Credendo di essere in mezzo al nulla chiedo se posso cenare li (si, lo so, non ripetetemelo).
Mi chiedono 10 minuti per preparare la stanza (bella grande, con tv e bel bagno. Peccato manchino saponette e bagnoschiuma assortiti). L'arredamento è completamente in legno... tarlato.
Mi doccio, scendo per la cena (pasta all'uovo con sugo che non ho capito, valdostana con purè - probabilmente non fatto sul momento, e mezza minerale: 20 euro) dove assisto alla presenza di varia umanità, salgo e cerco di dormire. Inutilmente. Perché in Francia gli alberghi lungo la strada sono insonorizzati ma quello - La Maisonette a Monquert di Montjovet - assolutamente no.
Più che una notte di riposo è stata una tragedia greca.
E pensare che uno o due chilometri dopo c'era la città di Verrès.
Alle otto sveglia (proprio ora che stavo addormentandomi...) ed una "ricca" colazione a base di caffè e cornetto al cioccolato (molto buono, non le solite fanfaronate ripiene di nutella) e, poi, si parte.
Metto la moto in direzione Torino, da qui verso Asti (sono passato vicino a luoghi mitici come Cocconato, Passerano - Marmorito ed Aramengo), poi Alessandria, Tortona, Genova, val Fontanabuona, Recco e poi casa.
Con un mal di denti atroce.
'nculo.
Però ripenso alla Route e, nonostante i soldi spesi in alberghi sopravvalutati, mi torna il sorriso.
Lampeggi.
Il consiglio della buona notte: se non avete mai visitato il Forte di Bard fatelo. Ora, subito, ma anche prima.

lunedì 24 settembre 2012

Bourg-Saint-Maurice - Thonon-Les-Bains

La tappa più breve (188 chilometri), in teoria quella più facile, ha rischiato di tramutarsi in dramma.
Dopo una colazione per nulla abbondante rispetto a quella fatta a Guillastre, una consultazione del sito Meteo France, ed una sgranata al rosario delle giaculatorie et bestemmie assortite (pioviggina e fa freddo) decido che o la va o la spacca.
Stupidamente contravvengo ad una delle mie regole di viaggio: fai benzina alla prima pompa che vedi. Ed avendocela proprio a pochi metri dall'albergo... si, quando si fanno le Cazzate le si fa in grande.
Partenza da: Bourg-Saint-Maurice, France. Arrivo a: Thonon-les-Bains, France.
Pago, saluto, ed inizio a salire verso il Cormet de Roselond (1968m). Pioviggina, e l'asfalto è bagnato: guido come se fossi sui gusci d'uovo, cioè con estrema prudenza.
Più salgo e più aumenta il freddo, e bestemmio come una decina di turchi per aver con me solo un maglioncino di cotone ed un k-way oltre al completo da moto primavera/autunno. Avessi avuto almeno la giacca invernale... ma è rimasta a casa assieme al maglione e a quel poco di sagacia che mi rimaneva.
In cima la temperatura è assolutamente insopportabile: 0 gradi centigradi. Mi rifugio un attimo dentro una casetta atta a raccogliere la spazzatura (i cassonetti, fortunatamente, sono vuoti) per ripararmi sia dalla pioggia che dal vento freddo e pungente.
Dopo dieci minuti in cui eseguo esercizi di riscaldamento (chi pensa che guidare una moto non comporti una preparazione atletica apposita non ha capito molto della vita e, probabilmente, alle prossime elezioni crederà alle bugie di BerlusconiBersaniCasiniMariomonti) riprendo la fredda e piovigginosa strada verso il Col de Meraillet (1605 m, 5°C) e, infine, la dolce Beaufort.
Quivi arrivato noto che il cielo si apre e decido di andare avanti verso la tappa successiva, Col des Saisies (1650 m) e Les Saisies, quando si accende la spia della benzina. Decido di continuare, convinto di trovare una pompa a Les Saisies. Pia illusione: la pompa più vicina è quella di Beaufort o, in alternativa, quella di un supermercato posto in un paesino cui si arriva andando in direzione Albertville.
E si ritorna a Beaufort. Fermo la moto in un bar vicino al benzinaio (che riapre alle 14:00, ed è da poco passato mezzogiorno) dove sono seduti a bere un... coff, coff... cappuccino... i due tedeschi di cui ho già scritto nel primo giorno di viaggio. Ci mettiamo amabilmente a discutere del bel tempo, dei prezzi degli alberghi (loro avevano prenotato, io sono andato alla spera in Dio come un totale Idiota: se l'anno scorso mi è andata bene sul Garda quest'anno mi sono auto inchiappettato. Non è sempre Natale), del cibo, e di varia umanità.
Verso l'una e mezza loro partono, dopotutto si erano già scalati l'Iseran sotto la pioggia, verso il Lemano e la fine della Route. Io, invece, finisco di addentare il mio panozzo al prosciutto e formaggio Beaufort (visto che sono li che devo mangiare? Nutella e salmone?), di bere la mia acqua, di pagare i miei 4 euro per il tutto (caffé? No, merci, je suis italien) ed aspettare che arrivino le due. Appena suona la campana della chiesa mi catafiondo alla velocità dell'anatra reale dal benzinaio, ci metto un 20 euro crepi l'avarizia, e ritorno a Les Saisies. Intanto ha smesso di piovere, perché ogni tanto la sfiga colpisce solo a tempo. Però il cielo rimane nuvoloso.
Da li fino a Giettaz la strada è piacevole e bella da guidare, freddo a parte. Poi si attacca il Col de Aravis (1487 m, 9°C), che segna il confine tra la Savoia e l'Alta Savoia: in pratica gioca in casa su ambo le sponde.
Dopo La Clusaz e Le Grand-Bornand la strada sale al Col de la Colombière e i suoi 1613 m slm (12°C) e, da quel momento, si scende verso Thonon (ed il sole inizia a far la sua comparsa riscaldando l'aere), passando prima per Les Gets e Morzine.
Dopo una vana ricerca di un letto tra Thonon ed Evian (si, quella dell'acqua minerale), mi vedo costretto a buttare al vento ottantacinque!!! biglietti per un letto all'albergo Hotel de la plage di Amphion Les Bains. Colazione esclusa, che sarebbe costata 11 euro in più: in digito medio stat virtus.
Albergo fantastico, con tutti i comfort che si desiderano: campo da tennis, piscina, ristorante d'alta cucina per i rimb... anziani signori che la sera non hanno voglia di recarsi ad Evian o Thonon per cenare, tv, wifi... manca la coperta in camera inclusa nel prezzo e poi c'è tutto.

Ottimo per persone che vivono l'albergo, soprattutto gli anziani, ma per chi, come me, morde la mela e riparte è uno spreco totale.
Ho cenato al ristorante tipico savoiardo "La ferme des Alpes" ad Evian, prendendo "Croute ferme alpes" (formaggio fuso con prosciutto crudo e funghi porcini, questi secondo me erano banali funghi secchi ammollati in acqua: il vero porcino ha ben altro sapore. O quello o cuoco incapace a prepararli come si deve), una bottiglia di Evian da 0,75 per un totale di 18,70.
Se si considera che la bottiglia mi è costata 3,80... non hanno usato la mascherina sugli occhi.
Comunque la Croute (accompagnata da un piatto d'insalata atta a far riposare lo stomaco ed aiutare la digestione), funghi a parte, merita.

domenica 23 settembre 2012

Guillastre - Bourg-Saint-Maurice

La tappa più lunga (340 chilometri) e che passa attraverso i tre mitici passo del (moto)ciclismo mondiale - Izoard, Galibier e Iseran - è, come possiamo dirlo senza offendere nessuno?... una barzelletta, passi a parte.
Partenza da: Guillestre, France. Arrivo a: Bourg-Saint-Maurice, France.
Da Guillastre fine alla ridente cittadina di Arvieux (dove si respira pura aria di campagna odorante d'erba e fieno) si viaggia lisci, tra curve e tornanti facili facili. Anche la strada che mena all'Izoard (2360m slm) non presenta particolari difficoltà: forse è il colle più facile d'affrontare in assoluto.
Nota dolente: la foto sul colle me la fatta un belga od olandese (non ricordo chi dei due), combinando un pasticcio assurdo. Ma, cercando di salvare capra e cavoli, un po' l'ho aggiustata, ma non posso fare miracoli contro le alti luci bruciate.
Dopo una discesa bella larga ecco la strada che da Briançon porta fino al  Col du Lautaret: quasi una superstrada, con velocità variabile tra i 60 e i 100 all'ora (dipende dai tratti, dalla velocità massima e dalla presenza dei radar).
Iniziati il Lautaret giriamo a destra per il vero mito: sua maestà il Col du Galibier. E non si prende il tunnel, lo si fa fino in cima: 2642 metri sopra il mare.
L'importanza del Galibier è anche strategica: è il punto di confine tra la Francia e la Savoia. Si, perché gli abitanti di questa terra, ceduta dalla (ir)real casa savoia (minuscolo dovuto) nel 1860, si sentono francesi esattamente come i corsi ed i baschi.
Dal Lautaret esiste una seconda possibilità: andate diritti verso l'Alpe d'Huez, Le Verney e Col de la Croix-de-Fer.
Torniamo a bomba: il Galibier inizia facile ma, salendo, diventa sempre più difficile fino alla impervia erta finale: una strada per veri motard, qui non c'è spazio per i novellini delle due ruote. Tra l'altro è anche trafficata: non solo moto e ciclisti, ma anche automobilisti in cerca di un'emozione impossibile da trovare su un mezzo con più di due ruote.
Momento divertente: arriva un gruppo di anziani motociclisti svizzeri a bordo di costosissime ed iperaccessoriate Harley. Col ghiaietto che imperversa sullo slargo dove siamo posteggiati per poco uno di loro fa carambola su una moto da almeno 60.000 euro. Glom! 
Dopo le foto di rito si scende verso Valloire e, subito dopo, si affronta il Col du Télégraph e da li si scende verso Saint-Michel-de-Maurienne.
Da li fino alla salita che porta all'Iseran altra strada dritta come un fuso.
L'Iseran è, citando Wikipedia, "il più alto valico stradale asfaltato europeo (dal Colle della Bonette parte una strada che raggiunge i 2802 metri, tuttavia il valico vero e proprio è situato a 2715 m s.l.m.)": 2770 metri d'altezza e di puro godimento. La strada è simile a quella del Galibier, con tratti di altissima difficoltà, ma con una carreggiata più larga e un asfalto migliore.
Da qui si raggiunge Val D'Isere e, attraverso l'ennesimo tratto di noiosa strada ritta come un filo, Bourg-Saint-Maurice dove sono arrivato alle prime luci del pomeriggio (16:00 o 16:30).
Ivi ho pernottato a Le Petit Auberge, un delizioso alberghetto a conduzione famigliare che mi è costato 53 euro (tassa di soggiorno inclusa) più 6 di prima colazione: totale € 59.
La camera è grande, wifi gratuito (richiede registrazione al portale, anche con dati falsi), unico neo la vasca da bagno con doccia: è da cambiare, è sporca!
Dopo una visita al centro della cittadina, in pratica due vie ed una piazza messe in croce, ed un delizioso e ricchissimo gelato (4 euro, ma il cono è immenso!) da Aux delices de tarentaise, mi dirigo al ristorante scelto: Le Petit Auberge. Si, è vero, mai al ristorante dell'albergo. Ma questa volta l'ho scelto per due ragioni:
1) mi è stato altamente raccomandato dall'Ufficio del Turismo (o, meglio, dalle impiegate che ivi lavorano)
2) albergo e ristorante, pur condividendo la stessa struttura, sono gestiti da persone diverse (come mi ha detto l'albergatrice: "different businnes"). Qui ho preso il menu savoiardo che consiste in una fetta di torta di Beaufort (occhio che è bollente!) seguita da due salsicce  in salsa di pomodori e cipolle con contorno delizioso di Crozets au Sarrasin e, per finire, dessert: un totale di 21 euro acqua inclusa (a volte non la si paga, è acqua del rubinetto, peraltro ottima e fresca).
Ristorante veramente interessante, frequentato principalmente da gente del luogo e dai militari della vicina base delle truppe di montagna. E da qualche ospite dell'albergo.

sabato 22 settembre 2012

Mentone - Guillastre

Partito con le prime luci dell'alba, arrivo abbastanza facilmente poco dopo Genova. Da li inizia un'interrotta peana di lavori in corso che farà si che il mio arrivo nella cittadina di confine francese subisca un ritardo di circa un'ora: 10:30.
Partenza da: Mentone, Francia. Arrivo a: Guillestre, Francia.
Appena uscite dall'autostrada girate verso Sospel e, se si deve fare benzina, a destra fino all'Intermarché. Poi si torna indietro ed inizia il viaggio sulla Route. Primo passo il facile Col de Castillon (dove, però, ci si può perdere. e qui incontro due tedeschi in cui mi imbatterò nuovamente nel terzo e quarto giorno di viaggio)
Il primo punto difficile è il mitico Col de Turini, reso leggendario da decine di Tour de France.
Un consiglio: se lo si fa partendo dal lato sud come me mettetevi un maglione o un maglioncino (dipende dal periodo): buona parte della strada è nell'ombra più totale e fa freddo.
La strada è stretta e, sul lato destro, priva di sufficiente protezioni: oltre c'è un bel dirupo (si costeggia un torrente). Per tacere del pessimo asfalto, che è in condizioni veramente pietose.
Arrivati in cima inizia una comoda discesa in una strada larga, soleggiata e ben asfaltata: è di qui che passano i Tour.
Finito il Turini ecco, subito dopo il Col Saint Martin, non difficile ma neppure facile.
Arrivati a Saint-Sauveur-sur-Tinée si hanno due opzioni:
1) a destra verso il Col de la Bonette (il passo più alto d'Europa, ma non è vero)
2) a sinistra verso Guillames e il Col de la Cayolle.
Solo il secondo tragitto fa parte della Route originaria, l'altro però ha un fascino diverso (ma è più facile).
Per arrivare al Cayolle prima si passa per il Col de la Couillole e i tornanti che menano a Valberg.
La strada, finché non si scende ber andare a Barcellonette, è stretta, non ben tenuta, e con belle curve e tornanti discretamente impegnativi.
Nota di colore: al Col de la Cayolle ho incontrato due greggi di pecore. La prima volta me la sono vista male quando un montone ha iniziato a correre per... tirare una cornata ad una pecora che mi stava camminando troppo vicino. Rispetto.
La seconda volta ho calpestato una cacca di pecora 
Dopo Jausiers ci si dirige verso il Col de Vars (che non dev'essere granché, visto che non ho particolari ricordi), la cittadina sciistica di Vars e, infine, il borgo di Guillestre.
Quivi si trovano ben cinque alberghi: due chiusi, due completi, e l'unico con una camera libera mi ha alleggerito di € 75 più tassa di soggiorno. Colazione inclusa nel prezzo.
Albergo ben tenuto, pulito, wifi gratuito (che non ho usato, cadevo dal sonno), unico neo il cuscino "rotondo" tipo questo:

La prima colazione è alla tedesca, molto generosa e a buffet. Ci si può dar sotto quanto si vuole, è compreso nel prezzo e si salta il pranzo (che, in genere, consiste in un panino imbottito con bibita o acqua).
Alla sera ho mangiato al Le Regain - Restaurant Pizzeria, l'unico aperto. In questo posto ci sono parecchie (non solo) pizzerie da asporto.
Ho preso un'Ardoisiere (un piatto misto composto da più assaggi su un vassoio d'ardesia) abbastanza mediocre e una tarte maison (dolce) dannatamente buona. Totale pagato € 23. Hanno anche menù fissi a partire da prezzi più bassi, e come alternative c'erano i ristoranti degli alberghi (che evito). Attenzione: dalle 21/21:30 l'aria è alquanto fresca.

venerdì 21 settembre 2012

Un viaggio dovuto

Esistono dei viaggi che, nella vita di un motociclista, sono da fare. Uno di questi è la Route des Grandes Alpes che collega Mentone a Thonon-les-Bains: dalla Costa Azzurra al Lago Lemano lungo tre tappe, che prevedono le seguenti fermate intermedie (non è obbligatorio fermarsi nei posti che indico, ma sono le mete "classiche". Si può concludere la tappa prima o dopo, a destra o a sinistra: non importa):  Guillastre, Bourg-Saint-Maurice e, ovviamente, la succitata Thonon.
Ma questo tour così leggendario (è definita "la strada di montagna più bella del mondo") merita o è più mito che realtà?
E' quello che cercherò di analizzare nei prossimi giorni, con divagazioni su hotel, cibo, luoghi da vedere ed altro.
Per tacere del prezzo ridicolo della benzina (1,5->1,7 al litro), con un'unica eccezione, una pompa d'alta montagna sita a più di 60 chilometri da quella di Barcellonette. 10 euro a 1,99 per arrivare a quella dopo dove mi sono scatenato.
Questo blog ora ha una piccola novità: oltre alle solite mappe di Gugol farò uso anche di quelle, più accurate e precise, di Nokia/Ovi. Per due motivi:
1) ho un cellofono Nokia C7, e l'integrazione tra il servizio web e le mappe sull'apparecchio è stratosferica (G ne deve mangiare di panetti per far si che Android veda mai un servizio non uguale ma almeno simile. E gratuito)
2) le mappe personalizzate sono talmente facili da creare che può riuscirci chiunque. Per tacere dei preferiti e dei percorsi salvati.
Purtroppo quello che manca è una visualizzazione "on page" come per GugolMap, pertanto ci saranno dei link al percorso.