martedì 10 marzo 2015

Bologna for food

Questo post mi è stato "ispirato" quando, oggi, sono andato al supermercato a fare la spesa.
In un frigorifero c'era, by Buitoni (azienda nata a Sansepolcro ma in seguito trasferitasi a Milano), la "lasagne di Bologna".

Con tanto di ragù tipico.
E fin qui va bene.
E la classica sfoglia bianca.
Queste non sono le tipiche lasagne alla bolognese, assolutamente no, anchwe se molti (non bolognesi) si intestardiscono a dire il contrario.
Una scatarrata in un occhio è l'unica risposta che questa gente si merita.
Dopotutto costoro pensano che i tortellini vadano cucinati con il ragù: rob 'e matt!!!
Innanzitutto la vera lasagna di Bologna è verde: ricetta.
Mentre sfoglia bianca e ragù sono i topoi di un altro grande classico della cucina locale: le tagliatelle.

Mentre i tortellini vanno rigorosamente solo e soltanto in brodo.

Qualsiasi altra ricetta (ragù, panna, salcazzo) non è bolognese.
Può essere di Milano quanto di San Lazzaro di Savena, ma non è di Bologna.
Tra l'altro i tortellini hanno, nei vari negozi in centro, un range di prezzi mica da ridere: si va dalle 30 alle 40 euro al chilo.
Quello che secondo la Confraternita del Tortellino è il miglior prodotto 2014, quello di Atti, costa sui 35/36 euro al chilo.
Giusto per metter i puntini sulle i.


lunedì 9 marzo 2015

Bologna for fun

Ovvero: albergo (ostello, meglio), ristoranti, gelaterie, luoghi sfiziosi ed altro ancora.
Una premessa: a mezzogiorno ho mangiato essenzialmente "finger food" (che fa tanto figo dirlo e scriverlo quanto ti rende un totale idiota quando si scopre di cosa parli: cibo da asporto. Ovverosia pizzette, frittelle, focaccia, patatine fritte, eccetera), principalmente da pizzAltero (una catena emiliano-romagnola. Giudizio: buitonesca), da un"asporto" che utilizza farina di kamut (giudizio: vende anche specialità liguri e leccesi... però le seconde non sono malaccio) che dovrebbe trovarsi all'inizio o a metà di via degli Orefici e in un altro luogo di cui non ho memoria.
Per chi beve alcoolici: un salto alla famosissima Osteria del Sole è un must. Tra l'altro ci si può portare il cibo da casa (o comprarlo altrove), prendere il ino e pasteggiare li.
E' perennemente strapieno di gente di ogni età e censo (si: io notoriamente astemio, ci sono entrato. Non bevo, ma lo spettacolo di gente che ho visto è stato sublime) ed è uno dei più vecchi locali di Bologna.
Prima di addentrarci un veloce commento sull'unica gelateria (la temperatura media è stata alquanto bassa, e di certo non invitava a consumare gelato)  da me visitata: la Cremeria Cavour, più nota come CremeriaFunivia, in piazza Cavour. Due gusti per €2,50: un gusto tipico loro (tortino, men che mediocre) e uno più classico (caffè con scagliette di cioccolato, veramente buono). Cono corto, e siamo molto lontani dall'abbondanza di gelato che, per la stessa cifra, sono abituato a ricevere.
Mentre il caffé da Zanarini (piazza Galvani 1) sarà pure caro (€1,20), sarà pure cambiata la gestione (Zanarini by Antoniazzi), ma è di una bontà incredibile, una vera esperienza di gusto e cremoso il giusto (non come in molti bar dove sembra di bere acqua sporca).
Ed ora una piccola interruzione perché è giusto parlare di Sala Borsa.

Non è facile definire Sala Borsa.
E' una biblioteca, ok, ma è anche biblioteca per ragazzi, sala lettura, sale studio, zone dove vedere piccole esposizioni artistiche, luogo dove poter vedere i progetti da approvare o approvati nell'ambito dei lavori pubblici comunali, punto d'incontro, sala musica, sala video. E tante altre cose ancora.
Dire che è un'idea geniale, anche se propagandistica, è il minimo che si possa fare.
Partiamo dall'albergo Pallone, sito in via Pallone (che fantasia nello scegliere il nome, vero?), discretamente vicino sia alla stazione che a piazza Maggiore che al MamBo (che non ho visitato, sono lievemente allergico all'arte moderna)

Visualizzazione ingrandita della mappa
L'albergo ha pro e contro.
Tra i pro ci vanno senz'altro il prezzo (109 euro + €6 di tassa di soggiorno per quattro notti), l'abbondante colazione (basata sui principi che "chi prima arriva meglio mangia" e "agli ultimi le briciole"), il personale, la puntuale pulizia, "Soccia che jazz" all'Osteria (con tanta di quella patonza che se passa di li il Silvio B gli viene una sincope.... ehi, ecco l'idea per liberarci definitivamete di lui... ma ormai è inutile, ora ha preso tutto in mano suo figlioccio PierMatteo Renzi).
Tra i contro certa clientela casinista e maleducata (ragazzi, dovete scegliere ed imparare a selezionare, o fare in modo che ubriachi e casinisti diventino persone rispettose del prossimo, che non passino ore in camera  a dar fastidio agli altri rischiando il linciaggio), la mancanza di finestre con doppi vetri (e nel fine settimana passan di li carovane di pischelli ubrachi fradici) e la carenza di bagni comuni (al primo piano ne ho visto solo tre per non so quante persone), certe macchie sui muri su cui è meglio non indagare, lenzuola-ferere-copriletto (caldi, ok, ma ben poco piacevoli da avere addosso. Mentre cuscino e materasso erano nella norma), una vite e un altro oggetto metallico per terra vicino al letto di cui sto ancora cercando di capire da dove venissero e/o a cosa servissero.
Albergo senza infamia e senza lode, con un buon rapporto q/p.
Diciamo che, ultima notte a parte, rappresenta abbastanza bene la mia idea di albergo: un luogo dove passar la notte, pulito, economico e comodo da raggiungere.
Dopotutto chi ha il coraggio di passare ore in albergo in un posto bello come Bologna?
Di certo non io.
Ed ora i ristoranti.
Il primo è stato la Trattoria Oberdan, sito in via Oberdan 43A.
Ho iniziato con la lasagna alla bolognese (che non è affatto quella con il ragù di carne!!!!), nota anche come lasagna al verde. Iperbollente, ingiudicabile. Di secondo la mitica cotoletta alla bolognese (c'è anche lo strutto, giusto per), dire che era estremamente buona è farle un torto. Totale €28.
Il secondo è stato la Trattoria del Rosso dove ho preso le classicissime tagliatelle al ragù, seguite da un antipasto (onestamente la lista dei secondi non mi faceva impazzire), ovvero le crescentine con salumi artigianali (Prosciutto di Parma, Mortadella, Salame Rosa, Coppa di Testa, Formaggio “Squaquerone”. Alla fine ho fatto la Cazzata (quelle con la C maiuscola), prendendo di dolce una panna cotta ai frutti di bosco. In genere viene fatta la panna cotta e, poi, messi sopra dei frutti di bosco freschi. E non la pappetta, a metà tra la marmellata e il vuoto cosmico,che mi sono trovato in bocca.
Peccato, perché fin li avevo mangiato decisamente bene. Totale €26
La terza sera l'ho passata in un locale molto in, molto trendy (tra i tanti molto in e trendy di Bologna): Tamburini bar a manger.
Di primo una lasagna al ragù che sapeva in maniera incredibile di rosticceria Tanburini (dopotutto è il wine bar del mitico negozio), poi un tagliere di salumi e formaggi da far resuscitare una legione di morti,  tra i quali spiccava la famosa mortadella di Tamburini (oltre al salame rosa, prosciutto di Parma, salame classico e formaggi vari et assortiti). Totale €19,50. Buon rapporto qualità/prezzo, che poteva esser ottimo se la lasagna fosse stata preparata sul momento.
E, soprattutto, non mi avessero fatto accomodare sulla scomodissima botte all'ingresso, seduto su sgabelli veramente troppo alti e decisamente scomodi per chi mangia. Van bene solo a chi trinca trinca trinca (leon leon leon).
Ultima sera, o del disastro.
A Soccia che jazz mi viene caldamente raccomandato Oberdan 24, che è, secondo gli interlocutori, un locale dove si mangia bene spendendo poco.
Forse se si prende la pizza...
Il mio pasto è iniziato con i fusilli al ferretto con pomodoro di colline, melanzane, ricotta affumicata Valli della Sila e pecorino Crotonese. La pasta non mi sembrava fusilli, ed al palato non era di grano duro. Comunque complessivamente non male.
Di secondo sono andato di... antipasto.
Sulla ricevuta c'è scritto mortadella e caciocavallo.
Provo a descriverlo: un piattone dove c'erano dei pezzi di mortadella spessa fatta ai ferri, caciocavallo (se non erro della Sila DOC) al forno, foglioline d'insalata (a naso quelle in busta), due pezzi di polenta con sopra dei funghi all'uccelletto e un bicchierino con altri funghi preparati alla stessa maniera.
Ora, un piatto del genere è una vera e propria sfida per ogni cuoco che si rispetti: abbinar gusti così diversi affinché si fondano deliziando il palato è impresa a dir poco titanica.
V'è chi ci riesce e chi, purtroppo, fallisce nell'intento.
Il mio consiglio è quello di cassarlo allegramente dal menu.
Pesonale cordiale e simpatico (questo, comunque, ovunque), spesa totale €23.

sabato 7 marzo 2015

Bologna la rotta

Appena tornato da Bologna, detta "la turrita", o "la piccola Roma" (dopotutto stiamo parlando del secondo comune per importanza, dopo Roma, ai tempi dello Stato della Chiesa).
Da dove partire per descrivere questa città?
Dalle sue mille contraddizioni?
Dalle sue mille chiese?
O non è, forse, meglio partire dai suoi abitanti?
Ecco, i bolognesi son persone di cuore, solari e gentili.
Veramente un altro mondo rispetto alla Liguria, terra di migugni e musi lunghi.
Bologna è una città che guarda molto al futuro, con la costruzione di una linea (i cantieri sono aperti, e tagliano di netto il centro della città ed impediscono od offuscano paesaggi cittadini estremamente importanti e belli) di autobus "autoguidati" (ma che avranno comunque bisogno a bordo di un conducente... ma non sono autoguidati?), ma è altrettanto incapace di vedere le innumerevoli buche, i tanti avvallementi nel terreno, i troppi scalini sconnessi che ne caratterizzano, in negativo, il tessuto urbano centrale.
Bologna è una città che ha mille e mille tesori, da quelli più centrali a quelli più periferici, nascosti tra chiese, palazzi e musei.
Però è anche una città che non richiama il turista, talvolta fa di tutto per allontanarlo o, peggio, farlo arrabbiare.
Il santuario di San Luca, per esempio, è posto su una collina alla periferia della città. Ci vogliono venti minuti d'autobus e quaranta di cammino sotto il famoso Portico per arrivarci. Ci sarebbe un bus navetta, ma gli orari di partenza sono un poco assurdi e, inoltre, c'era pure una frana sulla strada a renderne ancor più complicato il passaggio.
Orbene, questo piccolo gioiello artistico ed architettonico è sotto restauro da qualche mese, e ce ne vogliono almeno 2 o 3 ancora per finirlo, a causa del terremoto del 2013 e dell'incendio dell'anno scorso.
Il fatto è che i bolognesi, anche quelli che ti invitano caldamente ad andarci, non ne sanno nulla, e lo scopri solo dopo aver scarpinato per un'erta non indifferente.
Bel posto, si gode una vista fantastica, ma avrei speso altrimenti le due ore passate tra andata e ritorno se l'avessi saputo prima. Mettere un cartello prima d'iniziare la salita, magari all'altezza dell'arco del Meloncello?
O vogliamo parlare di quei musei che chiudono alle 13:00, di quelli che chiudono alle 15:00 (e tu ci stai entrando alle 14:45 ed alle 14:55 ti fanno uscire? E perché dirti qualcosa, quando c'è una targa in ottone praticamente illeggibile all'ingresso?). O di quelle chiese che chiudono dalle 12:00 alle 16:00?
Posso capire la pausa pranzo, ma metterci anche la siesta no, grazie.
Un consiglio: programmate le visite in base agli orari di apertura e chusura, fate prima.
E non "ad minchiam" come ho fatto io, oramai troppo ben abituato dagli orari capitolini.
E, soprattutto, non andate a San Luca senza prima informavi, magari telefonicamente, se i restauri sono finiti o ancora in corso.
Cosa visitare e cosa no? Difficilissimo a dirsi, ci sono talmente tante cose che non ho potuto vedere che stilare una classifica è compito assai arduo, ma ci provo.
Per tacere delle moltissime mostre che oggi ci sono e domani non più (up "Da Cimabue a Modandi", down "Too early too late").
Direi che, tra le tappe obbligatorie, metterei senza timor di venir smentito, la Pinacoteca, la chiesa di San Petronio in piazza Maggiore, quella di San Giovanni in Monte, San Pietro (fantastica la Cappella del beato Nicolò Albergati, la prima a destra entrando) e Santa Maria della Vita per le bellissime "Deposizione" che si trovano al loro interno, San Bartolomeo, la Basilica di Santo Stefano o delle "sette chiese", le due torri e la salita fino in cima a quella degli Asinelli per godere di una vista impareggiabile, il Museo della Scienza e dell'Arte (o Museo di Palazzo Poggi) e le collezioni comunali d'arte.
Un gradino sotto colloco San Paolo Maggiore e San Domenico, il museo civico Medievale e il museo civico Archeologico.
Da evitare? Assolutamente l'Archiginnasio. Bella la sala nota come "Teatro Anatomico" (l'Archiginnasio è la prima università moderna al mondo, ed aveva tree aule: anatomia, giurispridenza e "lettere ed arte", in cui si insegnavano ance le scienze), che è rimasta intatta. Lascia l'amaro in bocca, invece, la visita alla sala nota come "Stabat Mater", che ora è trasmormata in sala conferenze; mentre la sala degli Artisti è ora inglobata nella biblioteca. Come sprecare 3 euro.
Manca qualcosa? Si, tutto quello che, a causa di orari allucinanti, restauri in corso (tra i palazzi in corso di restauro c'è anche il Palazzo di Re Enzo, con una copertura sponsorizzata allucinante) e mancanza di tempo non ho potuto vedere.